lunedì 13 luglio 2020

…arrabbiarsi può far peggiorare il dolore

(immagine dal web)
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Ad un saggio venne chiesto: “cos’è la rabbia?” E il saggio dette una meravigliosa risposta:“La rabbia è una punizione che diamo a noi stessi per l’errore di qualcun altro.”

Quando vivi con un dolore continuo, ci possono essere molte buone ragioni per essere arrabbiato, frustrato e decisamente incazzato. Il tuo dolore può essere il risultato di eventi che sono al di fuori del tuo controllo, o forse colpa di qualcun altro.

Ed è facile sentirsi frustrati con medici, chiropratici o fisioterapisti quando i loro trattamenti o raccomandazioni non aiutano.

Se il tuo dolore ti impedisce di fare cose quotidiane, di andare al lavoro, di fare piccoli lavoretti o di fare sport,  il senso di perdita che questo crea può aggiungersi  alle già tante emozioni negative che provi. La rabbia diventa il tuo umore principale.

E ciliegina sulla torta, potresti avere a che fare con compagnie assicurative non  cooperative, effetti collaterali del trattamento e amici, familiari e colleghi che sembrano non capire appieno la tua situazione.

In poche parole, sei una bomba pronta ad esplodere in qualsiasi momento!

Ma ricorda: troppa rabbia può rappresentare un vero problema quando si tratta di trovare sollievo.

Gli studi hanno scoperto che la rabbia può essere associata a:

  • ·         più alte intensità di dolore
  • ·         una diminuzione delle prestazioni fisiche
  • ·         una maggiore disabilità sul lavoro.

 La ricerca indica anche che la rabbia può interferire con:

  • ·         la qualità del sonno e una incapacità a portare a termine le cose
  • ·         le relazioni sociali,

e porta ad altri  problemi dell'umore come la depressione e l'ansia.

Più ci arrabbiamo, più allontaniamo le persone.

Ma, anche se sei in grado di ammettere che la tua rabbia sta peggiorando la tua situazione, lasciarla andare può essere difficile. Potresti sentire che rinunciando alla tua rabbia stai cedendo al dolore e perdendo il tuo meccanismo di difesa.

La rabbia può persino sembrare una fonte di energia che "alimenta" la tua lotta per superare la giornata o uno scudo protettivo per evitare di sentirti più vulnerabile.

A lungo termine però non funziona!

Hai bisogno di calma!

Quindi il primo passo per elaborare la rabbia è acquisire consapevolezza.

In seguito cerca una discussione aperta con le persone vicine a te e con i tuoi  medici per avere un'idea di ciò che osservano riguardo al tuo comportamento e al tuo umore.

Se la tua rabbia sta influenzando la loro capacità di supportarti al meglio, per te è importante saperlo. Quando diventi più consapevole dei segni che una quantità eccessiva di rabbia fa entrare in gioco, puoi iniziare a riformulare i tuoi pensieri e, prima di reagire, cercare modi alternativi per rispondere. Se non ce la fai da solo, cerca un aiuto esterno per apprendere migliori strategie per affrontare questo stato d’animo.

Ricorda: una migliore gestione della rabbia può significare una migliore gestione del dolore.


(con spunti tratti da articolo di Peter Abaci, anestesista e specialista del dolore certificato MDBoard agosto 2019)

 

martedì 7 luglio 2020

...diventare la migliore versione di noi

(immagine dal web)

“Se la vita ci da cento motivi per piangere, mostrale di averne mille per sorridere.”

(anonimo)

Dobbiamo essere grandi fan del pensiero positivo. Ma ci sono momenti in cui un atteggiamento eccessivamente ottimista o una convinzione sbagliata su ciò che è possibile, possono effettivamente ostacolare la guarigione. Un esempio di ciò, è l'idea che esista una cura o una correzione per tutto ciò che fa male.

Abbastanza comprensibilmente, molti pazienti vanno dai loro medici con l'obiettivo di essere riparati. Vogliono scoprire qual è il problema, risolverlo, far sparire il dolore e poi andare avanti con le loro vite. Ma gli esseri umani non sono macchine: non puoi semplicemente sostituire o riparare una parte rotta e tutto funziona come nuovo. Il dolore è spesso il prodotto di molti fattori di interconnessione e non solo di una semplice causa.

Per esempio, un mal di schiena può effettivamente avere una causa scatenante, come un'ernia del disco o una lesione da sollevamento. Ma una singola lesione tissutale può portare rapidamente a una serie di eventi che includono l’irrigidimento dei muscoli della schiena, l’irrigidimento delle articolazioni e il malfunzionamento dei nervi. In questo caso, la schiena diventa più difficile da muovere, le gambe si indeboliscono e diventa sempre più difficile dormire, mettersi a proprio agio o andare al lavoro. Se questa situazione persiste, una persona può facilmente diventare ansiosa, depressa, ritirarsi dagli amici e dalla famiglia e sentire l’angoscia incombente di una perdita del proprio lavoro, con tutto quello che ne consegue.

Aspettarsi che tutti questi problemi complessi e interconnessi vengano risolti semplicemente subendo un intervento chirurgico per "riparare" qualcosa di strutturale, può rivelarsi una ricetta disastrosa. Anche perché bisogna considerare che il recupero da un intervento può significare mesi o anni di riabilitazione senza una garanzia di sollievo dal dolore iniziale, che può perpetrarsi nel tempo.

Indipendentemente dai trattamenti che si scelgono, crediamo che aiuti molto adottare la mentalità della guarigione, invece di concentrarsi su una cura miracolosa o una soluzione rapida.

Gli squilibri muscolari, le articolazioni infiammate, le ernie del disco e i nervi feriti possono passare attraverso un processo di recupero e maggiore è il tempo e l'attenzione che dedichiamo a questo processo, migliore è il risultato.

E non è solo il corpo che deve guarire. La psiche e l'anima della persona che soffre hanno bisogno di un percorso per alleviare i disagi dell'umore e fornire sollievo dallo stress che opprime. Il dolore continuo può innescare una risposta di "fuga o attacco", che porta a cambiamenti nel sistema nervoso, nel sistema endocrino e nel sistema immunitario che ci tengono costantemente al limite e in modalità panico.

Un intervento chirurgico o un trattamento non ripristinano necessariamente l'equilibrio emotivo e  non fanno nemmeno scomparire tutti quegli effetti scatenatisi in un secondo tempo.

Meglio quindi preferire un percorso interdisciplinare, un po’ come dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte. Piano piano. Farmaci, agopuntura, fisioterapia, posturologia, mindfulness ecc.

Ricordiamoci pure che guarire può anche significare accettazione di ciò che è, con tutte le sue imperfezioni. Ad esempio, una parte naturale di come il corpo guarisce è di stendere il tessuto cicatriziale. Un osso rotto o un tendine lacerato possono guarire, ma non sembreranno esattamente come prima dell'infortunio. Non possiamo tornare indietro nel tempo e guardare, muoverci o sentirci esattamente come abbiamo fatto anni fa, quindi è meglio concentrare il nostro tempo e le nostre energie per rendere oggi il meglio che può essere. L'accettazione non è arrendersi, ma piuttosto raggiungere una comprensione di come possiamo essere la migliore versione di noi stessi dopo tutto quello che abbiamo passato.

Sia il corpo umano che lo spirito umano sono progettati per guarire, riparare e ripristinarsi quando si viene feriti. Passare da una mentalità “riparatrice” a una focalizzata sulla guarigione, può aprire nuove porte verso una migliore gestione del dolore e del benessere.

 (con spunti tratti da un articolo del MD Peter Abaci – anno 2020)