mercoledì 14 aprile 2021

...lezioni per stare meglio - No. 10

Breve riassunto:

1. Accettare la realtà (per quanto dolorosa possa essere)
2. Meglio si dorme la notte, meno dolore si prova
3. Esci all'aria aperta e fai qualche passo
4. Mantieni i contatti sociali
5. Poniti dei piccoli obiettivi
6. La produttività non determina il tuo valore
7. La meditazione per stare meglio
8. Se non c'è amore sul tuo percorso, cambia!
9. Chiediti "cosa posso fare per me stesso?"


(immagine dal web)


10. affidati a un team di professionisti preparato

Un team di gestione del dolore è un gruppo di individui, sia professionisti sanitari ma non solo, con esperienza, che ti aiuteranno a massimizzare la qualità della tua vita. Questo aiuto può assumere la forma di terapia fisica, prescrizione di farmaci, terapia cognitiva, educazione al dolore e alla sua gestione e supporto per vivere meglio con il dolore. Il team sanitario sarà probabilmente composto da: specialisti in medicina del dolore e medici di base, fisioterapisti, psicologi, infermieri, ecc. E altri nel tuo team di supporto potrebbero essere: facilitatori del gruppo di supporto del dolore, educatori nella gestione del dolore e ognuno avrà un ruolo diverso da gioca nelle tue cure.

Scegliere chi ricoprirà meglio ogni ruolo può essere difficile e se non ti senti a tuo agio con il modo in cui un medico o un terapista comunica con te o ti tratta, prova a discuterne con loro e, se rimani scontento, prova qualcun altro e/o rivolgiti a noi di Filo di Speranza. Ricorda che ogni membro del team dovrebbe essere qualcuno di cui ti fidi e con cui ti senti a tuo agio, e dovrebbe credere che stai soffrendo, considerare seriamente le tue preoccupazioni e incoraggiare una discussione aperta del tuo problema.

Ogni membro del team sanitario dovrebbe conoscere gli altri membri del team, essere disposto a discutere il tuo caso con loro e rimanere ricettivo alle idee degli altri membri del gruppo anche se non sono d'accordo con loro.

Tutti i membri del team dovrebbero avere esperienza nel trattare con persone che soffrono di dolore cronico, non dovrebbero farti sentire di fretta o un peso durante un consulto o una sessione di terapia e dovrebbero essere disposti a parlare con chi ti assiste nelle cure o la tua famiglia se non stai bene. Gli operatori sanitari dovrebbero discutere i rischi così come i benefici delle terapie coinvolte nella tua assistenza ed essere pronti ad ammettere quando la risposta a una domanda non è nota. Come loro paziente, otterrai di più dalle consultazioni se sei attivo nel processo e fai domande quando necessario e prendi in considerazione i consigli forniti, dando a qualsiasi terapia di prova una vera prova. Questo sarà diverso per i vari trattamenti, quindi chiedi al tuo medico per quanto tempo questa terapia dovrebbe essere sperimentata per acquisire consapevolezza della sua efficacia.

 

giovedì 25 marzo 2021

...e se lo chiamassimo in altro modo

(Immagine dal web)

 “(...) ISAL è anche impegnata nel trovare il nome più appropriato per definire il dolore cronico. Il dolore è uno dei fenomeni più difficile da definire in modo esaustivo, soprattutto per la sua soggettività. Il fatto che la sua storica definizione – enunciata dalla IASP (l’International Association for the Study of Pain) nel lontano 1979 – sia stata revisionata dopo più di 40 anni, sembra esserne la riprova. Definire il dolore è ancora più difficile quando esso diventa cronico, per numerosi motivi. La IASP definisce il dolore cronico come un dolore che dura per più di tre mesi, attribuendo allo stesso la sola qualità temporale, come se la ragione del suo persistere fosse da rintracciare nel trascorrere del tempo. In realtà le ricerche hanno individuato diversi processi neurobiologici alla base della cronicizzazione del dolore come sensibilizzazione centrale, interazioni neuro-immunitarie, alterazioni gliali. Chiamare “dolore cronico” quel dolore solo perché dura più di tre mesi appare quantomeno riduttivo.

Nella relazione medico-paziente, parlare di “dolore cronico” può generare incomprensioni e fraintendimenti. Nell’opinione comune, il dolore è visto come sintomo di una malattia sottostante, e, in effetti, nella maggioranza dei casi, è davvero così: il dolore è un sintomo utile che ci segnala che qualcosa non va nel nostro organismo. Nel caso del dolore cronico, invece, la situazione è più complessa, perché esso a volte può rappresentare una malattia a sé stante. Pensiamo ad esempio alla Fibromialgia: il dolore cronico diffuso che la caratterizza non segnala nessun trauma, nessuna infezione, nessuna malattia ma, in questo caso, il dolore persiste perché qualcosa, nel complesso sistema di percezione del dolore, si è alterato.

Il termine “dolore cronico” può essere molto difficile da comprendere anche per gli stessi pazienti, perché molti di loro non credono sia possibile provare un dolore quotidiano senza una causa univoca che lo generi. Questo si è reso evidente anche nella ricerca del 2012 condotta presso l’Hospice di Rimini da cui è emerso che i pazienti con dolore cronico non oncologico non riuscivano a dare un senso al proprio dolore, contrariamente a quanto avveniva, pur nella tragedia, nel dolore da cancro, dove almeno il significato di ciò che stava accadendo spesso lo si recuperava. Parlare di “dolore cronico”, quando si spiega a un paziente cosa sta accadendo al proprio corpo, induce costantemente il rischio di innescare incomprensioni e fraintendimenti. Alcuni pazienti possono pensare che il medico non abbia capito cosa generi il dolore, altri possono semplicemente non capire e continuare la ricerca “della causa”, con la speranza che, una volta trovata, il dolore possa scomparire.

Il termine “dolore cronico” può inoltre generare incomprensioni fra medici di specialità differenti, ognuno dei quali percepisce il dolore partendo da conoscenze e competenze specifiche acquisite durante il proprio peculiare percorso di formazione professionale.

Per questi motivi, Fondazione ISAL sta portando avanti con esperti in diverse discipline (medicina, psicologia, biologia, antropologia, filosofia) una serie di ricerche per capire se il termine “dolore cronico” sia il più appropriato per definire un dolore che persiste per più di tre mesi, specie se in assenza di una causa univoca che lo possa generare. Trovare un nome che dia senso a un’esperienza come quella del dolore, così complessa e talvolta frammentata, non è solo importante ma doveroso.”

Per leggere l'intero articolo clicca  qui.

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martedì 16 marzo 2021

...parola agli esperti

Inauguriamo questa rubrica con un primo articolo scritto dalla nostra operatrice, esperta nutrizionista,  Teresa Chiaradonna

La sua filosofia:

“In tanti anni di esperienza ho maturato la consapevolezza che ciò che conta, prima ancora della professionalità e il sapere scientifico (che pure sono importanti per difendersi da notizie false che non trovano una ragione scientifica) è la capacità di creare una relazione di fiducia dove la persona trovi uno spazio dentro il quale aprirsi e incominciare un percorso finalizzato ad acquisire nuove conoscenze di sé e del suo comportamento alimentare per potere compiere un cambiamento dello stile di vita a lungo termine.”

 

 

Le abbiamo chiesto un contributo sul microbiota intestinale, di cui si parla molto.

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Il microbiota intestinale : c’è una pertinenza nella fibromialgia?

Il microbiota intestinale è costituito da una comunità dinamica e ampiamente differenziata di microrganismi (batteri, virus,  funghi) che abitano in particolare nel tratto intestinale dell’essere umano . Negli ultimi anni c’è un crescente interesse per il ruolo che il microbiota potrebbe avere nel mantenimento dello stato di salute ma anche di malattia dell’ospite stesso.


Ci sono molte evidenze scientifiche rispetto al coinvolgimento più meno diretto del microbiota intestinale e la patogenesi di diverse patologie in più campi che includono la gastroenterologia (a titolo di esempio malattie infiammatorie dell’intestino, sindrome dell’intestino irritabile, stipsi, malattie tumorali del tratto intestinale), malattie metaboliche (a titolo di esempio diabete, obesità, dislipidemie), malattie reumatiche (per esempio artrite reumatoide), disordini psichiatrici e neurologici (a titolo di esempio autismo, depressione). Recentemente gli studi scientifici incominciano a mettere in evidenza un ruolo tra il microbiota intestinale e il dolore cronico specialmente la fibromialgia.

La composizione della comunità del microbiota è alterata negli individui affetti da fibromialgia con una rappresentanza squilibrata di un piccolo sottoinsieme di specie batteriche. Alcune di queste specie o aumentano o diminuiscono nei pazienti affetti da fibromialgia, che hanno un’attività metabolica che possono avere una pertinenza nell’espressione della sindrome stessa.

Il meccanismo sottostante che potrebbe consentire a queste specie batteriche di influenzare la sensazione di dolore, fatica, umore e altri sintomi è legata alla produzione di acidi grassi a catena corta, al metabolismo degli acidi biliari e alla produzione di neurotrasmettitori e antigeni batterici che si riversano in circolo influenzando  l’attività del sistema nervoso coinvolto nel dolore .

Quindi entra il concetto dell’asse microbiota intestinale e cervello: il superamento della barriera intestinale di microbi, componenti dei microbi o sostanze metaboliche dei microbi e arrivano al sistema nervoso influenzandone l’attività. C’è una bi direzionalità tra l’intestino e il sistema nervoso; effetti neurologici mediati tramite il sistema nervoso autonomo così come l’asse ipotalamo ipofisi è diretto sulle funzioni intestinali che a loro volta sono influenzate dal microbiota intestinale. Il microbiota intestinale influenza molti aspetti del funzionamento neurologico, sia a livello cognitivo che emozionale, ma con crescenti evidenze d’influenza anche sulla percezione del dolore.

Dei ricercatori stanno cercando di capire i meccanismi della fibromialgia che potrebbe spiegare lo sviluppo della sensibilizzazione  che partirebbe da un’ attivazione alterata dei recettori periferici oppure da una sensazione alterata da parte del sistema nervoso. E’ in questo ambito che il microbiota intestinale può avere delle implicazioni nella comprensione e nel trattamento  dei pazienti affetti da fibromialgia.

Ma cos’è e cosa fa effettivamente il microbiota?


Il microbiota intestinale consiste in un enorme quantità di microrganismi esistenti in uno stato in continua evoluzione nell'intestino umano; esso include : batteri, funghi, virus, elminti, protozoi e tutti insieme formano un complesso e ricco ecosistema. La composizione del microbiota è dinamica ed è influenzata dall’ospite stesso e da diversi fattori ambientali. Incomincia a formarsi entro le prime ore di nascita e varia in base alla dieta, stile di vita e all’età dell’ospite.
Mentre il microbiota intestinale è modellato dall’ospite (in particolare da un certo patrimonio genetico, dall’alimentazione, dall’assunzione di farmaci, antibiotici) e da fattori ambientali, il microbiota intestinale a sua volta ha effetti sulle funzioni metaboliche, immunologiche e fisiologiche dell’ospite.
I meccanismi sottostanti che consentono queste attività bi direzionali sono diversi e includono:

  • l’infiltrazione degli antigeni batterici che stimolano il sistema immunitario e ne favoriscono una buona maturazione
  • la secrezione di metaboliti batterici che hanno azione su molti organi dell’ospite
  • il metabolismo e la degradazione dei nutrienti e dei medicamenti
  • la produzione di acidi grassi a catena corta che hanno attività protettiva e antitumorale della parete intestinale oltre ad avere un’influenza protettiva sulle patologie cardiovascolari e non solo
  • e molti altri.

Sono queste le ragioni per cui un’alterazione del microbiota può determinare uno stato di malattia a più livelli come si diceva nell’introduzione.

Molti studi hanno dimostrato un’alterazione di diversi batteri quali i Bifidobatteri, i Lattobacilli e in particolare il Faecalibacterium prausnitzii nella sindrome dell’intestino irritabile. L’azione sottostante è quindi l’alterazione della barriera intestinale, con attivazione del sistema immunitario che porta ad una sensibilizzazione dei neuroni sensoriali che provoca dolore. Alterazioni nella composizione della microbiota intestinale sono stati osservati in diverse patologie che danno dolore come : il dolore cronico pelvico, la sindrome da fatica cronica, malattie reumatiche, quali l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso e la spondilite anchilosante e in ultimo anche la fibromialgia. E’stato trovato in particolare per la fibromialgia un’alterazione della produzione degli acidi grassi a catena corta del metabolismo degli acidi biliari secondari: Faecalibacterium prausnitzi e Bacteroides uniformes sono stati trovati in presenza meno abbondante (essi hanno attività antiinfiammatoria) rispetto ad altre specie quali Clostridium scindes che invece risulta essere ad attività pro infiammatoria e a quanto pare questa alterazione porta anche all’espressione di una certa severità dei sintomi.

Si può aggiungere qualcosa per la cura della fibromialgia?


Nonostante i fatti ci indicano che il microbiota sia suscettibile di cambiamento per mezzo d’interventi dietetici, assunzione di probiotici e addirittura con il trapianto fecale tra sani e malati, si deve riconoscere che ad oggi i consigli basati sull’evidenza scientifica sono ancora limitati per diverse ragioni: per primo il microbiota è molto variabile, secondo mentre può essere allettante normalizzare la composizione del microbiota in caso di fibromialgia, dobbiamo tenere a mente l’ estrema complessità dell’ecosistema. Per esempio c’è un batterio che risulta poco presente nella fibromialgia, per contro lo si vede aumentato nelle artriti. Inoltre anche se dovessimo avere una composizione ideale del microbiota a cui aspirare, le modalità disponibili per alterare la composizione del microbiota non sono ancora sufficientemente perfezionati per consentire modifiche dirette.

Ci sono ancora insufficienti studi in questo momento che possano confermare che una manipolazione sul microbiota possa avere un impatto sui sintomi della fibromialgia, si potrebbe però suggerire che andare verso una dieta povera o addirittura priva di zuccheri aggiunti e farine raffinate, ricca di ortaggi, cereali integrali, semi oleosi, pesce e olio d’oliva extravergine come suggerito dal modello mediterraneo, riequilibra e nutre in maniera adeguata il microbiota giovando sul mantenimento della salute per cui anche sui sintomi della fibromialgia

Dietista Teresa Chiaradonna
02/03/2021

I contenuti sono tratti da una Review “Gut microbiome: pertinence in fibromyalgia” – Clinical and Experimental Rheumatoloy – Febbraio 2020


mercoledì 10 marzo 2021

...annotatevi la data!

         

c/o Hotel de La Paix di Lugano

il primo FASCIA DAY LUGANO 

con la presenza della ricercatrice di fascia di fama mondiale

Prof. Dr.ssa Carla Stecco
Professore di Anatomia e Scienze motorie all’Università di Padova,
Membro fondatore dell’Associazione di Manipolazione Miofasciale®     
 
per la prima volta in Ticino
un workshop per gli operatori
& una conferenza serale aperta al pubblico

 

Breve CV della relatrice:

Carla Stecco, nasce ad Arzignano (VI) nel 1977.

Maturità Scientifica nel 1996, laurea in Medicina e Chirurgia con votazione 110/110 e lode nel 2002, Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia con votazione 70/70 e lode nel gennaio 2008. Da ottobre 2007 a settembre 2014: ricercatore M-EDF/02 presso l'Università di Padova, afferenza presso il Dipartimento di Anatomia e Fisiologia. Da ottobre 2014: professore associato M-EDF/02 presso il Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova.

Dal 2008 titolare di due corsi presso il Corso di Laurea Specialistica in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata e di un corso presso il Corso di Laurea Triennale in Scienze Motorie del I anno. Dal 2013 docente presso il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e presso la Scuola di Specializzazione di Ortopedia e Traumatologia.

Collabora con l’Università Paris Descartes (Prof. Delmas), con l’Università di San Paolo (prof.ssa Imamura), con l’Università di Ulm (dott. Schleip), con l’Università di Medicina del New Jersey (Prof. Findley) e con l’Università Touro di New York (Prof. Stern).

È membro della Società Italiana di Anatomia e Istologia dal 2007 e della Società Francese di Morphologie dal 2008. È fondatore della Fascial Research Society e della Fascial Manipuilation Association. Membro del ISMULT (Società Italiana Muscoli-legamenti-tendini) dal 2014.  È nell’Editorial Board del Surgical Radiological Anatomy e del Journal of Bodywork and Movement Therapies. 

Autore di più di 200 articoli in extenso, di cui 150 indicizzate in PubMed, e di numerose presentazioni orali a congressi internazionali. È coautore di vari libri su di una nuova tecnica di terapia manuale (Manipolazione Fasciale, Piccin, 2007), tradotti in inglese, giapponese, spagnolo, tedesco e coreano. Ha partecipato alla stesura di numerosi capitoli sull’anatomia della fascia e sulle sue implicazioni patologiche su testi in lingua italiana ed inglese. Autore di un libro in lingua inglese sulla anatomia delle fasce (Functional Atlas of the human fasciae, Elsevier ed, 2015).

LE FASCE:

La fascia è affascinante, e più viene studiata più straordinarie appaiono le sue proprietà sia in termini di funzioni strutturali, biomeccaniche, comunicative, immunitarie o di altro tipo.
Il ruolo delle fasce è stato tradizionalmente relegato al lavoro di tenere abilmente insieme le "parti", ma recentemente diverse ricerche sono arrivate a credere che abbia una organizzazione specifica. Il FASCIA-DAY illustrerà tra altro nuovi studi sull'anatomia lorda e istologica (contenuto di fibre, conformazione strutturale e innervazione) delle fasce umane, e discuterà il loro ruolo nella propriocezione. Il sistema fasciale umano è visto nella sua continuità tridimensionale. Si discuteranno le relazioni tra le fasce profonde e i muscoli, dimostrando che questa organizzazione potrebbe essere responsabile di una continuità percettiva e direzionale lungo le catene miocinetiche, agendo un po’ come una cinghia di trasmissione tra due articolazioni adiacenti e anche tra gruppi muscolari sinergici.
Diversi livelli di innervazioni si osservano all'interno della fascia, influenzando le fasce nella coordinazione e percezione dei movimenti.
Se questa regolazione fine del sistema fasciale è alterata da traumi o sindromi da uso eccessivo, anche la percezione fasciale sarà alterata, suggerendo un possibile ruolo patologico delle fasce nelle malattie muscoloscheletriche.

In questa giornata dedicata al sistema del tessuto connettivo, la Dott.ssa Carla Stecco parlerà tra l’altro dei seguenti argomenti:

  • Definizione del termine ‘fascia’
  • Il tessuto connettivo è la stessa cosa della fascia? 
  • Anatomia, fisiologia e patologie della fascia
  • I diversi strati della fascia e le loro differenze 
  • Funzione/compiti della fascia nel corpo umano
  • La fascia nell’evoluzione del corpo umano 
  • Fascia e sistema nervoso
  • Fascia come organo sensoriale 
  • Fascia e ormoni
  • Fascia e nutrizione
  • Tessuto cicatriziale
  • Tipi di terapia per la fascia 
  • Le ultime scoperte scientifiche sulla fascia 

Non perdete questa opportunità unica di incontrare la Dott.ssa Carla Stecco dal vivo , di conoscere in prima persona le ultime ricerche sulla fascia e di approfondire le tue conoscenze sulla fascia del corpo umano! 

Per ulteriori informazioni e per iscriverti visita il sito: www.physeducation.eu

 

 Evento organizzato in collaborazione da: