Dalla Paura alla Fiducia:
Riscoprire il Movimento quando il Corpo fa Male
C'è una frase che sento spesso
sussurrare da chi convive con una patologia cronica o degenerativa: "Ho
paura di muovermi perché sento il mio corpo troppo fragile" oppure "Se
faccio uno sforzo oggi, ho il terrore di pagarlo caro domani". È una
paura legittima, reale, che ha un nome scientifico: Chinesiofobia.
Quando il corpo è stato fonte di
dolore per tanto tempo, la fiducia si spezza. Il movimento smette di essere una
gioia e diventa una minaccia. Ma c'è un paradosso in tutto questo: il riposo
assoluto, che sembra l'unica salvezza, alla lunga diventa il nemico.
L'immobilità "arrugginisce" le articolazioni, spegne i muscoli e,
ironicamente, abbassa la soglia del dolore, rendendoci ancora più sensibili.
Scrivo questo articolo per gli
amici di Filo di Speranza con un obiettivo preciso: non per
dirvi di "stringere i denti e andare in palestra", ma per mostrarvi
come sia possibile ricucire, filo dopo filo, il rapporto di fiducia con il
proprio corpo attraverso un movimento adattato, rispettoso e sicuro.
Chi sono e come intendo il
movimento
Sono Kambiz Sarmadi,
chinesiologo e personal trainer. A Lugano, nel mio studio KS Functional
Movement, incontro spesso persone che la medicina tradizionale ha
etichettato come "casi complessi". Il mio approccio non è quello del
fitness che cerca la performance estetica. Per me, la chinesiologia è l'arte di
trovare il "dosaggio minimo efficace". Proprio come un
farmaco, il movimento va dosato. Troppo poco non ha effetto, troppo diventa
tossico. La mia missione è trovare quella "pillola" di movimento
perfetta per te, che ti dia beneficio senza effetti collaterali.
Il Cervello, il Dolore e la
"Zona di Sicurezza"
Per superare la paura del
movimento, dobbiamo capire cosa succede nel nostro sistema nervoso. Quando
conviviamo con una patologia, il nostro cervello diventa iper-protettivo.
Immagina che il tuo cervello abbia un sistema di allarme. In una persona sana, l'allarme
suona solo se c'è un incendio (un danno reale). In chi soffre di dolore
cronico, l'allarme è stato tarato per suonare anche solo se si accende un
fiammifero.
La chinesiofobia nasce
qui. Il cervello anticipa il dolore e ti blocca prima che tu
possa farti male. Il problema è che, smettendo di muoverci, i muscoli si
indeboliscono e le articolazioni diventano meno stabili, dando al cervello
ancora più motivi per far suonare l'allarme. È un circolo vizioso che dobbiamo
interrompere con gentilezza.
Oltre i Muscoli: L'Effetto
Domino sul Benessere
Prima di parlare di esercizi,
voglio ricordarti che muoversi non serve solo alle articolazioni. Quando
attiviamo il corpo in modo intelligente, inneschiamo una cascata di benefici
che vanno ben oltre la struttura fisica:
- Chimica del Buonumore: Anche
un'attività leggera stimola la produzione di endorfine e serotonina, i
nostri antidolorifici e antidepressivi naturali.
- Qualità del Sonno: Chi soffre di dolore
cronico spesso dorme male. Un corpo che ha speso un po' di energia
"buona" durante il giorno tende a scivolare in un sonno più
profondo e riparatore.
- Circolazione e Linfa: Il movimento è
l'unica pompa che abbiamo per il sistema linfatico. Muoversi aiuta a
drenare le tossine e a ridurre quel senso di gonfiore e pesantezza che
spesso accompagna l'inattività. Il movimento, insomma, è un messaggio di
vita che inviamo a ogni singola cellula.
La Strategia: Non
"Esercizio", ma "Esperienza Positiva"
Come si esce dalla paura? Non con
la forza, ma con la gradualità. L'approccio che utilizzo non si
basa sul "bruciare calorie", ma sul rassicurare il sistema nervoso.
- Stabilità prima di Mobilità: Per chi ha
ipermobilità (come nella sindrome di Ehlers-Danlos) o fragilità tissutale,
muoversi fa paura perché ci si sente instabili, come se le
articolazioni non avessero il giusto sostegno. Il primo passo è creare un
"corsetto naturale" di muscoli profondi che proteggano le
articolazioni. Sentirsi solidi dà sicurezza.
- Il Micro-Movimento: Iniziamo con
movimenti così piccoli e controllati che non scatenano l'allarme del
dolore.
- L'Esposizione Graduale: Facciamo capire
al cervello: "Vedi? Hai fatto questo movimento e non è
successo nulla di brutto". Ogni volta che ti muovi senza dolore,
il tuo cervello aggiorna la mappa e sposta il confine della paura un po'
più in là.
Caso Studio: Riconquistare la
quotidianità
Vorrei raccontarvi di una persona
che seguo, affetta da una sindrome che le causava dolore diffuso. La sua paura
più grande era piegarsi per raccogliere oggetti da terra; temeva che la schiena
si "bloccasse".
- L'Errore: Per anni aveva evitato di
piegarsi, o lo faceva in modo rigido, trattenendo il fiato (aumentando la
pressione interna e il dolore).
- La Soluzione: Non l'ho messa a
sollevare pesi. Abbiamo lavorato da seduti. Le ho insegnato a muovere il
bacino respirando. Poi abbiamo imparato a usare le anche per piegarci (Hip
Hinge), ma appoggiandoci a un tavolo per scaricare il peso.
- Il Risultato: Dopo qualche settimana,
il suo cervello ha registrato il nuovo schema motorio come
"sicuro". Oggi può raccogliere le cose da terra non perché è
diventata un'atleta, ma perché ha riacquisito la competenza del
movimento. La paura è svanita perché è stata sostituita dalla tecnica.
Domande Frequenti
"Ho giorni buoni e giorni
pessimi. Come faccio a essere costante?" La costanza non
significa fare sempre la stessa cosa, ma fare sempre
qualcosa. Nei giorni buoni, possiamo osare un po' di più. Nei giorni
"no", l'allenamento può essere semplicemente sdraiarsi a terra e fare
esercizi di respirazione o mobilità passiva. Rispettare i cicli del corpo è
parte dell'allenamento, non un fallimento.
"Il mio medico mi ha
detto di non affaticarmi." È un consiglio saggio, ma va
interpretato. C'è una differenza tra "fatica distruttiva" (quella che
ti lascia a terra per tre giorni) e "stimolo rigenerativo". Il
movimento terapeutico non deve svuotarti la batteria, deve ricaricarla
leggermente. Se dopo la sessione ti senti meglio di quando hai iniziato, quello
è il dosaggio giusto.
"Posso fare danni
muovendomi?" Se il movimento è guidato, controllato e adattato
alla tua patologia, il rischio è infinitesimale rispetto al rischio certo
dell'immobilità (atrofia, rigidità, isolamento). La chiave è affidarsi a un
professionista che conosca la tua patologia e non ti tratti come un cliente da
fitness standard.
In conclusione: Un Filo di
Movimento
Non dobbiamo scalare montagne.
Per chi combatte ogni giorno con la salute, la vera vittoria è mantenere
l'autonomia: potersi allacciare le scarpe, giocare con i figli o i nipoti, fare
una passeggiata. Il movimento è un diritto di tutti, non solo dei sani. È il
filo che tiene unita la nostra struttura e che può ridare colore alle nostre
giornate.
Se hai bisogno di capire come
riavvicinarti al movimento senza paura, il mio "laboratorio" è
aperto. Visita ksfunctionalmovement.ch: non troverai schede pronte,
ma un ascolto attento per costruire insieme il tuo percorso.
Un abbraccio (virtuale, ma
forte), Kambiz Sarmadi – Chinesiologo