venerdì 15 ottobre 2021

…dolore cronico e lavoro: cinque strategie - 1/6

(immagine dal web)

Abbiamo riscontrato come spesso la persona che soffre di dolore cronico, si senta a volte sotto stress e in condizione precarie sul posto di lavoro. Le assenze che si susseguono, via più che il dolore si intensifica. Una condizione di sofferenza che viene tenuta all’oscuro dei colleghi e dei datori di lavoro, per la paura di essere declassati o licenziati. Tutto questo influisce sul dipendente, che vede la paura di un licenziamento aumentare, e sul datore di lavoro che non capisce e ritiene di non poter più fare affidamento su quella persona, alimentando pressioni e richieste.

Ma una via d’uscita c’è.

Parlarsi. Venirsi incontro.

Questo vuol essere il primo di sei post: un lungo articolo in cui vengono suggerite cinque strategie.

Buona lettura.

 

Quando qualcuno della tua squadra soffre di dolore cronico

di Duygu Biricik Gulseren, Firat Sayin, E. Kevin Kelloway e Nick Turner

19 luglio 2021

James lo considerava come fare l'inventario, giacere immobile al buio per non innescare un episodio. I suoi primi momenti di veglia sono stati spesi cercando di valutare quanto dolore ci sarebbe stato oggi. Un altro giorno di malattia sarebbe un problema, ma lo sarebbe anche affrontare un altro giorno con un dolore debilitante.

Anche Kiara, la manager di James, stava valutando le conseguenze di un altro giorno di malattia. Un prezioso membro del team, James era diventato sempre più inaffidabile, perdendo troppo tempo e spesso non era all'altezza degli standard quando veniva al lavoro.

Il dolore cronico è comune nella popolazione attiva. Gli studi suggeriscono che, come James, fino al 40% dei lavoratori americani soffre di dolore cronico, dolore che persiste per più di tre mesi. Questo supera il numero di persone con cancro, diabete e malattie cardiache messe insieme. Una forza lavoro che invecchia, orari di lavoro prolungati e lavori impegnativi - così come il dolore causato dal long-Covid e dal trattamento limitato durante la pandemia - suggeriscono che il dolore cronico sul lavoro diventerà ancora più comune e importante da gestire in futuro.

Tuttavia, chiunque può sviluppare dolore cronico e le persone spesso lo sperimentano e lo percepiscono in modo diverso a seconda di fattori genetici, biologici, sociali e psicologici. Anche fattori ambientali, come lavori fisicamente onerosi o stress cronico, possono innescarlo. Per molti lavoratori, può essere impossibile un completo sollievo dal dolore cronico.

Di conseguenza, il dolore cronico è associato a un aumento delle assenze, decrementi nelle prestazioni lavorative, problemi di concentrazione, limiti fisici e manifestazioni di impazienza nei confronti di colleghi e clienti. Come ha spiegato un venditore che abbiamo intervistato in uno studio separato, "Il dolore mi limita perché non posso guidare per tutti i km che voglio percorrere. Non riesco a vedere i clienti che voglio vedere perché la mia schiena mi sta uccidendo. È così scomodo quando sei seduto in una posizione per un lungo periodo di tempo". Un impiegato di vendita al dettaglio ha osservato che: "Alcuni giorni ho pochissima pazienza con le persone. … Sono stanco del dolore e posso essere un po' irritabile, il che non va bene per il servizio clienti”.

Anche così, il dolore cronico è spesso una condizione invisibile perché i dipendenti di solito fanno di tutto per nasconderlo. Potrebbe anche essere una condizione instabile, con i dipendenti in forma in alcuni giorni e completamente debilitati nei giorni successivi. Di conseguenza, manager come Kiara possono sentirsi sempre più frustrati dai dipendenti che, senza una ragione apparente, non si comportano all'altezza delle aspettative.

Tutto questo può rivelarsi costoso per lavoratori e datori di lavoro. I costi annuali del dolore cronico dovuto alla perdita di produttività sono stati stimati a 216 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Quando si aggiungono i costi del trattamento, l'onere finanziario totale del dolore cronico mal gestito per l'economia americana è ancora più alto. E negli scenari peggiori, le persone che vivono con dolore cronico spesso finiscono in povertà a causa delle spese per le cure mediche e dell'incapacità di mantenere il lavoro.

Il dolore cronico è un problema di leadership

Chiaramente, il dolore cronico è un problema che colpisce sia i dipendenti che le aziende. Ma quanto sanno veramente i manager della prevalenza del dolore cronico e come aiutare i dipendenti che lo sperimentano?

Nel settembre 2020, abbiamo intervistato 500 leader aziendali americani sul dolore cronico. I risultati dimostrano che i leader aziendali americani hanno una consapevolezza e una conoscenza limitate su come gestire chi soffre di dolore cronico. Sebbene l'80% dei dirigenti abbia riconosciuto che il dolore cronico era una preoccupazione per le proprie organizzazioni, lo stesso numero (80%) non sapeva come trattare i dipendenti sofferenti e il 77% voleva sapere cosa potevano fare come leader per aiutare.

Sulla base della nostra ricerca e di ciò che già sappiamo sull'affrontare altre condizioni croniche, come i problemi di salute mentale sul posto di lavoro, abbiamo attinto a un modello di prevenzione, intervento e sistemazione basato sull'evidenza per suggerire le seguenti cinque strategie.

 

domenica 10 ottobre 2021

...riflessioni - no. 1

(immagine dal web)
 

Inauguriamo la serie “riflessioni” con un bel articolo di Alessandro D’Avenia apparso il 4 ottobre sul Corriere della sera. L’intento di questi post, che proporremo di tanto in tanto, è quella di proporre sguardi diversi sul dolore. Gli stessi verranno riproposti sulla nostra pagina FB. Sono benvenuti i vostri commenti, le vostre riflessioni, sul tema.

 

“91. Algofobia

di   Alessandro D'Avenia | 04 ottobre 2021

«Caro Alessandro, non ci conosciamo. Ho 19 anni e ho letto il suo ultimo libro: L’Appello. Mi ha aiutato a riflettere perché, come Omero Romeo, ho una malattia genetica che col tempo mi renderà cieco. Non si sa tra quanto, ma si sa che quasi sicuramente quello sarà il decorso. In Omero mi sono ritrovato: nella disperazione dell’essere cieco, nello stupido pensiero di essere un “peso” per gli altri, ma anche nella forza con cui va avanti, e per amore va oltre il suo limite, io perlomeno ci sto provando. Sono stato provocato rispetto al modo in cui sto “combattendo/reagendo” alla malattia, di fatto non ci stavo davanti e non facevo niente per preservare la vista. Volevo ringraziarla perché penso che se non fosse stato per lei non avrei cominciato un cammino per accogliere questa mia caratteristica, o almeno ci sarei stato molto più tempo».

Queste righe di (lo chiamerò) Andrea, ricevute qualche giorno fa, mi confermano quanto annotò lo scrittore C.S.Lewis nel suo libro più sofferto e bello, scaturito dal dolore per la morte della moglie: «Avevo pensato di poter descrivere uno stato, di fare una mappa del dolore. Invece ho scoperto che il dolore non è uno stato, ma un processo. Non gli serve una mappa ma una storia. Ogni giorno c’è qualche novità da registrare... come una lunga valle tortuosa dove qualsiasi curva può rivelare un paesaggio del tutto nuovo» (Diario di un dolore).

In una cultura che rimuove il senso del dolore, questa è una sfida educativamente urgente, perché la sofferenza più grande è la nostra resistenza alla sofferenza stessa, che da «estranea» può invece diventare prima «messaggera», poi «levatrice» e infine «noi stessi».

Se è vero che il pensiero nasce dallo stupore, è altrettanto vero che scaturisce anche dal dolore, uno smarrimento che, come la meraviglia, obbliga a fermarsi e rispondere al suo appello (Andrea dice «provocato» e «starci davanti»).

Eppure il dolore oggi sembra privo di senso, come mostra lo spaesamento interiore causato dalla pandemia. Per questo il filosofo Byung-Chul Han, in La società senza dolore, definisce la nostra cultura «algofobica»: terrorizzata dal dolore, fino alla paralisi. Se il concetto di vita si riduce all’ambito biologico e quindi medico, vita coincide con la salute e dolore con il male. Ma il dolore, da una piccola ferita a un lutto, è invece ciò che fa fare «esperienza della vita», impariamo a «sentirla» e «curarla»: quando soffriamo, infatti, scopriamo non solo di avere ma di essere un corpo. Medicina e tecnica promettono l’estinzione del dolore, ma ciò implica anche una certa estinzione dell’esperienza: nella mia vita sono stati i momenti di sofferenza, mia e altrui, a rivelarmi chi sono e in cosa credo.

Lungi da me il «dolorismo»: i dolori, al plurale, che si possono eliminare o lenire vanno eliminati o leniti, ma «il dolore», al singolare, è condizione dell’esser mortali e cammino per diventare se stessi. Trattare il dolore solo come difetto di una macchina biologica fa perdere la capacità di trasformarlo in risorsa.

Per poterla «sfruttare» (far sì che dia frutto) serve però ampliarne il significato oltre il biologico/medico (malattia) e restituirlo all’esistenza integrale (vita): questo gli dà senso, non lo rende scandaloso ma raccontabile, lo trasforma — dice Lewis — in storia. Ma può essere «accolto» come seme e «raccolto» come frutto solo se entra nel solco interiore, diventa carne nostra.

Il dolore è vita che vuole guarire, non sofferenza insensata: come la perla è la cicatrice della ferita inferta all’ostrica da un predatore, il dolore è una verità che chiede attenzione e cura. Quando un bambino si ferisce, il genitore accarezza la parte dolente e gli racconta una storia. Il dolore invoca legami e parole: non è solo «da contare», come abbiamo fatto nella pandemia con i dati dei contagi, bensì «da raccontare», cioè fonte di senso e azione. Il racconto di una cecità feconda ha permesso a un ragazzo di 19 anni, che probabilmente diverrà cieco, di accogliere una verità rimossa per paura e mancanza di prospettiva.

Quella scomoda verità forse potrà farsi carne, cioè vita, e lui non sentirsi un peso, ma avere (un) peso. Il dolore, suggerisce Han, è l’ostetrica del nuovo, fa ri-nascere, cioè fa nascere fino in fondo la nostra unicità: è levatrice di originalità. Non possiamo privare i ragazzi — non a caso definiti «la generazione fiocco di neve» per come li iper-proteggiamo da cadute, lutti e fragilità — né del dolore né del codice simbolico per aprirsi alla sofferenza come cammino verso il nuovo e verso l’altro, altrimenti li consegniamo alla paralisi della paura e dell’indifferenza.

Noi per primi siamo chiamati a dare un significato alla sofferenza: che senso ha e ha avuto per me? Chi mi fatto diventare? Che capacità di amare mi ha dato? Non voglio dare loro analgesici esistenziali, ma una verità fatta carne.”

 

Articolo originale: clicca qui.

mercoledì 6 ottobre 2021

...nuovi farmaci non oppioidi

(immagine della Monash University)

 

8 settembre 2021

I ricercatori sbloccano la chiave che potrebbe portare allo sviluppo di antidolorifici non oppioidi per trattare il dolore cronico

dalla Monash University

I ricercatori della Monash University hanno fatto una scoperta rivoluzionaria che potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuovi antidolorifici non oppioidi (analgesici) per trattare in modo sicuro ed efficace il dolore neuropatico.

La ricerca è stata pubblicata oggi sulla prestigiosa rivista Nature.

Il dolore neuropatico è un tipo di dolore cronico che può verificarsi se il sistema nervoso è danneggiato o non funziona correttamente e può essere causato da lesioni, infezioni virali o cure antitumorali o essere un sintomo o una complicazione di condizioni come la sclerosi multipla e il diabete.

Il nuovo studio, condotto da ricercatori farmaceutici di fama mondiale del Monash Institute of Pharmaceutical Sciences (MIPS) e del Monash Biomedicine Discovery Institute (BDI), ha dimostrato un nuovo modo di colpire la proteina del recettore dell'adenosina A1, che è stata a lungo riconosciuta come un promettente obiettivo terapeutico per gli antidolorifici non oppioidi per il trattamento del dolore neuropatico, ma per il quale lo sviluppo di antidolorifici era fallito a causa della mancanza di una sufficiente selettività sul bersaglio, nonché di effetti avversi indesiderati.

Nello studio, i ricercatori di Monash hanno utilizzato l'elettrofisiologia e modelli preclinici del dolore per dimostrare che una particolare classe di molecole, chiamata "modulatore allosterico positivo" (PAM), può fornire un targeting molto più selettivo del recettore A1 legandosi a una regione diversa della proteina rispetto agli attivatori tradizionali, precedentemente studiati.

Un'altra svolta nello studio è stata facilitata dall'applicazione della criomicroscopia elettronica (cryoEM) per risolvere la struttura ad alta risoluzione del recettore A1 legato sia al suo attivatore naturale, l'adenosina, sia a un analgesico PAM, fornendo così la prima istantanea a livello atomico di dove si legano questi farmaci.

Il dolore cronico rimane un onere sanitario globale diffuso, con la mancanza di attuali opzioni terapeutiche che porta a un'eccessiva dipendenza dagli antidolorifici oppioidi, che forniscono un sollievo limitato nei pazienti con dolore cronico (in particolare neuropatico), mentre mostrano gravi effetti avversi, come depressione respiratoria e dipendenza.

La nuova scoperta di Monash offre l'opportunità ai ricercatori di sviluppare farmaci non oppioidi privi di tali effetti collaterali.

Co-autore dello studio e preside della Facoltà di Farmacia e Scienze farmaceutiche (sede del MIPS), il professor Arthur Christopoulos ha dichiarato: "Il mondo è nella morsa di una crisi globale degli oppioidi e c'è un urgente bisogno di farmaci non oppioidi farmaci sicuri ed efficaci".

La professoressa associata Wendy Imlach, che è a capo del laboratorio sui meccanismi del dolore alla BDI e co-autore corrispondente del lavoro, ha dichiarato: "Questo studio ci ha aiutato a comprendere meglio i meccanismi alla base delle azioni dei farmaci allosterici. Una delle cose interessanti che abbiamo scoperto è che non solo i PAM sono stati in grado di ridurre il dolore neuropatico con effetti indesiderati minimi, ma in realtà hanno aumentato il loro livello di efficacia man mano che i segnali del dolore nel midollo spinale diventano più forti, evidenziando così il potenziale per i farmaci allosterici che sono unicamente sensibili al contesto della malattia ".

Il professor Christopoulos ha aggiunto: "Questo studio multidisciplinare fornisce ora un prezioso trampolino di lancio per la fase successiva della nostra pipeline di scoperta di farmaci, che sfrutterà le intuizioni basate sulla struttura per la progettazione di nuovi farmaci allosterici non oppioidi per trattare con successo il dolore cronico".

Questo lavoro è stato svolto in collaborazione con ricercatori delle Università di Sydney, Kansas e Tokyo, dell'Università di Uppsala e del Centro ARC per la crio-microscopia elettronica delle proteine ​​di membrana. È stato sostenuto dal National Health and Medical Research Council of Australia, dall'Australian Research Council, dall'Australian Heart Foundation, dall'American Heart Association, dal National Institutes of Health e dallo Swedish Research Council.

Traduzione di Filo di Speranza

Leggi articolo originale: qui.

venerdì 1 ottobre 2021

…anticorpi monoclonali per il dolore neuropatico

(immagine dal web)

 “Dolore neuropatico, quale futuro per gli anticorpi monoclonali?

Venerdi 3 Settembre 2021 EV

Un nuovo approccio per trattare efficacemente il dolore neuropatico. Si tratta dell’uso di anticorpi monoclonali che bloccano il peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP). I risultati promettenti, che hanno mostrato una diminuzione di quasi il 42% sulla Neuropathy Pain Scale (NPS) a 12 mesi dopo il trattamento, potenzialmente aprono la strada a futuri studi randomizzati controllati per determinare l'efficacia degli anticorpi monoclonali anti-CGRP come trattamento per la neuropatia periferica. Lo studio è stato presentato come poster al meeting annuale virtuale del 2021 dell'American Academy of Neurology.

Gli anticorpi monoclonali anti-CGRP sono utilizzati in ambito clinico come profilassi altamente efficace per emicranie croniche ed episodiche. Eppure, gli anticorpi monoclonali non sono stati testati nella neuropatia periferica, anche se la CGRP è stata collegata al dolore neuropatico.

"Molti pazienti che hanno emicrania hanno anche neuropatia, quindi ci siamo chiesti se un trattamento mirato per CGRP avrebbe trattato entrambe le condizioni", ha detto Raghav Govindarajan, professore associato e neurologo presso l'Università del Missouri Health Care, in Colombia, e autore dello studio (abstract P19.072). Il poster è una versione condensata dello studio pubblicato su Muscle and Nerve (2021;63[4]:563-567).

"Se un giorno gli anticorpi monoclonali anti-CGRP si dimostreranno un trattamento efficace, allora potremo potenzialmente ridurre la necessità di dosi così elevate di farmaci profilattici e trattamenti farmaceutici per la gestione del dolore che spesso hanno gravi effetti collaterali o proprietà di dipendenza", ha sottolineato Govindarajan.

Per testare l'efficacia degli anticorpi monoclonali, Govindarajan e il suo gruppo hanno condotto un'analisi osservazionale retrospettiva nel 2019 di 14 pazienti di età compresa tra 38 e 60 anni, con emicrania cronica e neuropatia periferica, trattati con anticorpi monoclonali anti-CGRP presso l'Università del Missouri, Clinica Neurologica.

I pazienti sono stati trattati con erenumab che mira al recettore CGRP, o con un cocktail di galcanezumab e fremanezumab, che colpiscono i siti direttamente sul CGRP.

Prima di iniziare le iniezioni sottocutanee mensili di un anticorpo, i pazienti sono stati valutati per alcuni parametri: i pazienti avevano un punteggio medio di 90,7 punti sull'NPS e avevano una media di 21 giorni di emicrania al mese.

Nello studio, un fattore di confusione era che i pazienti stavano assumendo anche altri trattamenti per l'emicrania e il dolore neuropatico, che includevano gabapentin, duloxetina, tramadolo, amitriptilina, nortriptilina, pregabalin e topiramato.

Durante il periodo di studio, sia l'NPS che il numero di giorni con emicrania sono diminuiti in modo significativo. Dopo un anno, l'NPS medio è sceso di quasi il 42%, mentre il numero di giorni con emicrania è diminuito di un terzo.

"I risultati non sono sconvolgenti, ma hanno contribuito a far sentire meglio il paziente, il che richiede ulteriori indagini", ha detto Govindarajan. "Una delle cose più importanti che abbiamo notato è che i pazienti sono stati in grado di ridurre il dosaggio di tutti gli altri farmaci che stavano assumendo".

Govindarajan ha notato che il dolore neuropatico è un disturbo complicato e sfaccettato che manca di un trattamento chiaro. "Dobbiamo aumentare il nostro arsenale per il dolore neuropatico; anche se non conosciamo il meccanismo d'azione per il trattamento anti-CGRP, sembra esserci una modulazione del dolore a più livelli. Se possiamo ridurre il numero di persone che vanno in terapia con oppioidi, se possiamo somministrare un trattamento con meno effetti collaterali e se possiamo abbassare il dosaggio dei trattamenti convenzionali, allora vedo che il trattamento mirato alla CGRP gioca un ruolo importante".

Mazen Dimachkie, professore del Dipartimento di Neurologia presso l'Università del Kansas Medical Center, a Kansas City, che non è stato coinvolto nel recente studio ma ha commentato che lo studio era un'osservazione preliminare su un campione di piccole dimensioni ed è troppo presto per trarre conclusioni definitive sugli anticorpi monoclonali anti-CGRP.

"Con qualsiasi studio sul dolore, l'effetto placebo è piuttosto grande e quell'effetto cresce drammaticamente con i farmaci somministrati per via endovenosa", ha detto.

Tuttavia, Dimachkie ha anche trovato i risultati promettenti e ha giustificato il lancio di una serie di futuri studi clinici randomizzati controllati di fase 2, e forse di fase 3. "Non abbiamo prove sufficienti per indicare che i monoclonali anti-CGRP siano sicuri ed efficaci nel dolore neuropatico cronico, ma abbiamo visto prove promettenti di efficacia in un modello di dolore animale".

In questi studi, gli antagonisti del recettore CGRP hanno soppresso l'iperalgesia meccanica nei ratti con una lesione dei nervi periferici e hanno ridotto l'iperalgesia meccanica e l'allodinia nei ratti con midollo spinale danneggiato (Brain Res 2002;930[1-2]:67-74).”

Articolo originale: clicca qui

domenica 26 settembre 2021

...il premio Artemisia

Quest’anno abbiamo consegnato per la prima volta il Premio Artemisia, che vuole premiare l’impegno, la tenacia, lo spirito battagliero.

Ogni anno verrà assegnato a insindacabile giudizio della presidenza di Filo di Speranza.

In questa prima edizione, con la menzione:

per l’impegno civile

nell’ambito della proposta di legge: SCANU ed altri: "Disposizioni per il riconoscimento della vulvodinia come malattia invalidante nonché per la diagnosi e la cura di essa e delle patologie del pavimento pelvico" (2999).

Proposta che, se accolta, sancirà il riconoscimento di queste patologie invalidanti da parte del SSN Italiano e permetterà a migliaia e migliaia di donne di avere finalmente accesso a cure adeguate. 

Il premio è stato conferito a:



Nella foto qua sotto, un momento della premiazione.

 

Da sinistra a destra:

Giada Rezzonico, Anke Kindermann, Elena Pellanda (presidente FdS), Ileana Luglio (Premio Artemisia 2021), Roberto Bianchi, Dr.ssa Sandra Schütz, Julian Rottmann, Prof. Dr. med. Paolo Marchettini, Dr.ssa med. Caterina Podella (responsabile scientifico FdS).

PS: nelle prossime settimane vi presenteremo altri momenti della giornata 100 città contro il dolore organizzata assieme alla Fondazione ISAL e con gli Amici della Fondazione Isal.

Ringraziamo di nuovo pubblicamente il Prof. Walter Raffaeli, Presidente di ISAL e il Prof. Gianvincenzo D'Andrea, Presidente dell'Associazione Amici della Fondazione ISAL, per il grande lavoro di una vita per promuovere la conoscenza del dolore cronico, la formazione di medici e l'aiuto ai pazienti. Grazie a Cristina per il grande e prezioso lavoro di organizzazione di 100 città contro il dolore. E infine un Grazie Immenso al Prof. Paolo Marchettini per avere accettato l'invito a partecipare al nostro 1° convegno sul dolore cronico.

UN GRANDE GRAZIE A TUTTI

Comuni - operatori di FdS - volontari - amici - sostenitori - pazienti - panetterie

e tutti quelli che hanno aderito alla giornata

Un arrivederci al prossimo anno

 

sabato 25 settembre 2021

venerdì 24 settembre 2021

...post numero sei / 25.09.2021

 “Researchers are always advocating for themselves to receive funding for research,” he said. “Everything starts with research because we need to have an understanding. But then we need to find a way to spread that understanding to policy makers. IASP’s vision of working together for pain relief throughout the world includes the translation of research findings into patient care.”

"I ricercatori chiedono sempre di ricevere finanziamenti per la ricerca", ha affermato. “Tutto inizia con la ricerca perché dobbiamo capire. Ma poi dobbiamo trovare un modo per diffondere questa comprensione ai responsabili politici. La visione di IASP di lavorare insieme per alleviare il dolore in tutto il mondo, include la traduzione dei risultati della ricerca nella cura del paziente”.  

Traduzione di Filo di Speranza

Leggi articolo originale: clicca qui

  

Sabato 25 settembre e per un mese intero, Filo di Speranza raccoglierà fondi destinati alla ricerca.
Sulle locandine, sulle cartoline, sul nostro sito, sono indicati i riferimenti bancari per donare a favore della ricerca (IBAN, PayPal). Potete versare direttamente a ISAL, oppure a noi con la menzione “ricerca” (e noi li gireremo a ISAL). La mattina, in ogni banchetto, e la sera stessa del convegno, avremo punti di raccolta.

AIUTATECI AD AIUTARE
Ogni importo è accolto con immensa gratitudine.
 

mercoledì 22 settembre 2021

AVVERTENZE - come evitare il traffico

(immagine dal web)
Cari tutti,

sabato 25 settembre sarà una Lugano trafficata e con alcune strade bloccate, MA con alcune avvertenze potrete raggiungere la sala multiuso di Paradiso in tranquillità.

IN POCHE PAROLE:

1.     PRENDETE TUTTE LE STRADE, PURCHÈ NON PASSINO DAL CENTRO CITTÀ.

2.  PER POSTEGGIARE, UTILIZZATE L’AUTOSILO DELLA SALA MULTIUSO DI PARADISO.

3.   SE ARRIVATE CON IL TRENO, PRENDETE IL BUS NUMERO 2 IN DIREZIONE PARADISO E SCENDETE ALLA FERMATA “GERETTA” (LA SALA MULTIUSO È A POCHI METRI).

4.   SE ARRIVATE DA SOTTO E SOPRACENERI IN AUTO, USCITE A LUGANO SUD.

5.     SE ABITATE IN CENTRO CITTA’, RECATEVI IN STAZIONE CON LA FUNICOLARE E RAGGIUNGETE PARADISO COME AL PUNTO 3.

Qui di seguito, la situazione dettagliata della Lugano trafficata:

Da sabato alle 14.30 a domenica alle 20.30, i seguenti tratti stradali saranno chiusi al traffico veicolare:
- Lungolago di Lugano, dalla rotonda LAC sino a Piazza Castello.
- Lugano via Magatti, via degli Albrizzi e Via della Posta. 

Sabato 25, dalle 15 alle ore 20:
- strada chiusa tra Riva Caccia, Riva Paradiso e via Cantonale da Paradiso sino alla rotatoria di Melide (non compresa). 

Le TPL (ossia la società di bus cittadini) informa che le seguenti fermate saranno soppresse:

- Terminal corsia D

- Piazza Manzoni

- Piazza Rezzonico

La seguente fermata sarà spostata di 150m:

- Piazza Luini

Per raggiungere il Centro Città in bus:

- da Paradiso utilizzare la Linea 2

- da Canobbio Linea 4 -> cambio Stazione FFS ed usufruire della Funicolare Sassellina

 

martedì 21 settembre 2021

...post numero 5 / 25.09.2021


 LOCARNO - la nostra bancarella sarà in Largo Zorzi

  

 


BELLINZONA - la nostra bancarella sarà in Vicolo Torre,
una via laterale che da Viale Stazione sbuca in Piazza del Sole



LUGANO - la nostra bancarella sarà all'interno del Quartiere Maghetti



 MENDRISIO - la nostra bancarella sarà davanti a La Filanda


 

In ogni postazione, i nostri volontari distribuiranno materiale informativo, saranno a disposizione per rispondere alle vostre domande, e al contempo raccoglieranno fondi a favore di ISAL per la ricerca sul dolore.

Venite a trovarci!

Approfittiamo di questa ulteriore occasione per ringraziare di cuore i Comuni di Locarno, Bellinzona, Mendrisio, e l'Amministrazione del Quartiere Maghetti, per lo spazio che hanno deciso di offrirci.


sabato 18 settembre 2021

…post numero quattro / 25.09.2021

 Il nostro ospite d’onore sarà il Prof. Dr. med. Paolo Marchettini, che dal 2011 dirige i centri di Medicina e Terapia del Dolore e Fibromialgia presso il Centro Diagnostico Italiano. Coordinatore Area Dolore all'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, docente di Fisiopatologia e Terapia del Dolore alla Università della Svizzera Italiana (SUPSI), Manno, Lugano, e Professore Incaricato di Fisiopatologia e Terapia del Dolore (Clinica Ortopedica) Università di Firenze Careggi.

Autore di numerose pubblicazioni, ha scritto il Manuale di Medicina del dolore, il primo manuale a tutto campo per conoscere e curare il dolore; manuale per l’insegnamento e l’aggiornamento professionale di medici specialisti e di medicina generale interessati alla diagnosi e terapia antalgica.

Un’occasione unica, da non perdere, per interloquire con uno dei migliori a livello internazionale.
Venite a incontrarlo il 25 settembre c/o Sala Multiuso di Paradiso