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martedì 13 gennaio 2026

...nuove frontiere per la cura del dolore cronico

(immagine dal web)

“Dolore cronico: una nuova terapia genica potrebbe ridurlo senza rischio di dipendenza

Uno studio preclinico ha individuato una nuova terapia genica in grado di agire sui centri del dolore nel cervello eliminando al tempo stesso il rischio di dipendenza legato ai trattamenti con farmaci narcotici

09 Gennaio 2026

Vivere con il dolore cronico può essere come avere una radio sempre accesa, con il volume bloccato al massimo. Un rumore costante che non si abbassa mai, qualunque cosa si faccia. È una condizione che stravolge la quotidianità, il lavoro, le relazioni, e che riguarda oltre 10,5 milioni di persone di cui il 60% donne. Proprio da questa esperienza diffusa e spesso invisibile nasce una scoperta che potrebbe aprire nuove prospettive.

Ridurre il dolore e il rischio di dipendenza

Tornando alla metafora del volume della radio, i farmaci oppioidi, come la morfina, funzionano abbassando quel volume, ma agiscono anche su altre aree del cervello, con il rischio di effetti collaterali pericolosi o di dipendenza. La nuova potenziale terapia genica, secondo i ricercatori, funziona invece come una manopola che abbassa solo la ‘stazione’ del dolore, lasciando tutto il resto invariato. Lo studio, condotto da team della Perelman School of Medicine e della School of Nursing dell’Università della Pennsylvania, in collaborazione con ricercatori della Carnegie Mellon University e della Stanford University, è stato pubblicato su Nature.

“L’obiettivo era ridurre il dolore limitando o eliminando il rischio di dipendenza e di effetti collaterali pericolosi”, ha spiegato Gregory Corder, co-autore senior dello studio e professore associato di Psichiatria e Neuroscienze all’Università della Pennsylvania. “Colpendo in modo mirato i circuiti cerebrali su cui agisce la morfina, riteniamo che questo rappresenti un primo passo verso nuove forme di sollievo per le persone la cui vita è stravolta dal dolore cronico”.

Un modello basato sull’Intelligenza Artificiale

La morfina è un narcotico derivato dall’oppio con un alto potenziale di abuso, perché i pazienti possono sviluppare tolleranza, rendendo necessarie dosi sempre più elevate per ottenere lo stesso effetto antidolorifico. Attraverso l’imaging delle cellule cerebrali che tracciano il dolore, i ricercatori hanno ottenuto nuove informazioni su come la morfina allevia la sofferenza. Sulla base di questi dati, hanno sviluppato una piattaforma comportamentale su modello murino guidata dall’intelligenza artificiale, in grado di monitorare i comportamenti naturali, fornire una misura dei livelli di dolore e valutare la quantità di trattamento necessaria per alleviarlo.

L’interruttore che spegne il dolore

Questa ‘mappa’ ha permesso al team di progettare una terapia genica mirata che riproduce gli effetti benefici della morfina evitando quelli che causano dipendenza, fornendo una sorta di ‘interruttore di spegnimento’ specifico per il dolore percepito nel cervello. Quando attivato, questo interruttore garantisce un sollievo duraturo dal dolore senza alterare la sensibilità normale né attivare i circuiti cerebrali della ricompensa, responsabili della dipendenza. “Per quanto ne sappiamo, si tratta della prima terapia genica al mondo mirata al sistema nervoso centrale per il trattamento del dolore e di un vero e proprio modello di riferimento per farmaci antidolorifici non dipendenti e specifici per singoli circuiti cerebrali”, ha aggiunto Corder.

Alleviare una crisi senza alimentarne un’altra

I risultati rappresentano il culmine di oltre sei anni di ricerche, sostenute da un New Innovator Award dei National Institutes of Health, che ha permesso a Corder e ai suoi collaboratori di studiare i meccanismi del dolore cronico. Nel 2019, circa 600.000 decessi sono stati attribuiti all’uso di droghe, e l’80% di questi era legato agli oppioidi. Quasi la metà dei cittadini di Philadelphia che hanno risposto a un sondaggio nel 2025 ha dichiarato di conoscere qualcuno affetto da disturbo da uso di oppioidi; un terzo conosceva una persona morta per overdose.

Il dolore cronico in Italia

Oggi 9 malattie croniche su 10 sono accomunate dalla presenza di dolore cronico e dal suo enorme costo sociale, che in Italia è pari a circa 62 miliardi di euro l’anno (dati Censis). Un recente studio ha dimostrato che la presa in carico del paziente da parte dello specialista in terapia del dolore, rispetto ad altri percorsi specialistici, determina un risparmio di circa il 20% della spesa complessiva – pari a 3.000 euro per paziente all’anno – con una riduzione di circa il 50% dei ricoveri per intervento.”

Leggi articolo originale: clicca qui.

lunedì 1 settembre 2025

…l’importanza dei micronutrienti: vitamina D, vitamina B12, folato e magnesio


Una ricerca esplora il legame tra bassi livelli di micronutrienti e dolore cronico

Uno studio recentemente completato, condotto da ricercatori dell'Università dell'Arizona Health Sciences e pubblicato su Pain Practice, ha evidenziato che bassi livelli di alcune vitamine e minerali sono associati al dolore cronico.

Questo è il primo studio ad adottare un approccio di medicina di precisione al dolore cronico su larga scala, esaminando ampiamente i livelli di micronutrienti in persone con e senza dolore cronico ed esplorando l'incidenza del dolore cronico in persone con o senza carenze di micronutrienti. I risultati potrebbero fornire indicazioni per strategie nutrizionali personalizzate per aiutare a gestire il dolore cronico.

"Tratto pazienti con dolore cronico e spesso non arriviamo a una diagnosi. Ma solo perché non esiste un intervento chirurgico che possa aiutarti non significa che tu non abbia dolore. Significa solo che la nostra comprensione del dolore è finora limitata", ha affermato l'autrice senior Julie Pilitsis, MD, PhD, direttrice del Dipartimento di Neurochirurgia dell'Università dell'Arizona College of Medicine - Tucson e membro del Comprehensive Center for Pain & Addiction. Il team di ricerca si è concentrato su cinque micronutrienti comunemente associati al dolore cronico: vitamine D, B12 e C, folato e magnesio. Hanno esaminato lo stato dei micronutrienti in tre gruppi: persone senza dolore, persone con dolore cronico da lieve a moderato e persone con dolore cronico grave.

Hanno scoperto che, per quanto riguarda vitamina D, vitamina B12, folato e magnesio, le persone con carenze gravi avevano maggiori probabilità di soffrire di dolore cronico grave. Al contrario, livelli più bassi di vitamina D, vitamina B12, folato e magnesio – e una maggiore incidenza di questi bassi livelli – sono stati osservati nelle persone con dolore cronico grave.

"La scoperta che ci ha sorpreso di più è stata che le donne asiatiche presentavano livelli di vitamina B12 più alti del previsto", ha affermato la coautrice Deborah Morris, PhD, responsabile del laboratorio di ricerca presso il Dipartimento di Neurochirurgia, spiegando che carenze di B12 sono state osservate anche in altri gruppi di genere, razza ed etnia. "Le donne asiatiche con dolore cronico grave presentavano i livelli di vitamina B12 più alti in assoluto. Ci aspettavamo che fossero più bassi."

I risultati sono stati diversi per quanto riguarda la vitamina C: gli uomini con dolore cronico lieve-moderato e grave avevano maggiori probabilità di avere livelli bassi o al limite del basso di vitamina C rispetto agli uomini senza dolore cronico. Anche gli uomini con carenza di vitamina C al limite e grave avevano maggiori probabilità di soffrire di dolore cronico.

I dati dei partecipanti provenivano dall'All of Us Research Database dei National Institutes of Health, dove il maggior numero di partecipanti proveniva dal programma Banner Health dell'Università dell'Arizona.

"I risultati che derivano da studi demografici complessi come questo dimostrano che non possiamo semplicemente fare supposizioni per ogni paziente che entra in ambulatorio", ha affermato Pilitsis, membro del BIO5 Institute.

"Il nostro studio su diverse condizioni di dolore cronico in una popolazione ampia e diversificata ha rilevato che alcune carenze di vitamine e minerali sono più frequenti nelle persone con dolore cronico, e in particolare in alcuni gruppi razziali ed etnici specifici", ha aggiunto Morris. "Il nostro obiettivo è migliorare la qualità della vita delle persone con dolore cronico e ridurre l'uso di oppioidi, e questi risultati hanno il potenziale per farlo nell'ambito di un approccio olistico alla gestione del dolore."

Un rapporto sui dati del novembre 2024 dei Centers for Disease Control and Prevention ha affermato che quasi il 25% degli adulti statunitensi convive con dolore cronico, associato a una riduzione della qualità della vita, all'abuso di oppioidi, all'aumento di ansia e depressione e a bisogni di salute mentale insoddisfatti.

Morris e Pilitsis hanno collaborato con ricercatori della Florida Atlantic University, della Florida International University, del Grigore T. Popa in Romania e della Vrije Universiteit Brussel in Belgio.

Fonte:

University of Arizona Health Sciences

Journal reference:

Goon, M., et al. (2025). Micronutrients and Chronic Pain: A Cross‐Sectional Analysis. Pain Practice. doi.org/10.1111/papr.70053.

Traduzione di Filo di Speranza

Leggi articolo originale: qui. 

martedì 15 luglio 2025

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In primo luogo, aiutare i vari professionisti della salute a spiegare il dolore; per questo abbiamo voluto creare un tramite tra il mondo delle neuroscienze di base, i clinici e i loro pazienti.

In secondo luogo, permettere a chi è in una condizione di dolore di comprendere meglio la propria situazione per non esserne così spaventati. Sappiamo bene che percepire il dolore come una minaccia contribuisce direttamente all’esperienza del dolore stesso, e informare le persone di ciò che sta realmente accadendo nel loro corpo può contribuire a ridurre il senso di minaccia.

In terzo luogo, aiutare chi è in una condizione di dolore e chi ha a che fare con loro a prendere le decisioni migliori per gestire la propria situazione.

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 (…) Riteniamo che un punto di forza di questo libro sia che chiunque soffra di dolore persistente, o abbia una persona cara, un collega o un amico che soffrono di dolore persistente, possa trarre direttamente beneficio dall’uso del libro. Il beneficio sarà maggiore se guidati da un clinico specificamente formato, quando necessario.

Infine, auspichiamo che gli operatori sanitari trovino questo libro, e la visione del dolore e del trattamento del dolore che in esso viene presentata, utile ai loro tentativi di integrazione della moderna scienza del dolore nella terapia. Dal momento che la letteratura su questo argomento è molto vasta, abbiamo selezionato quella più rappresentativa. Abbiamo fatto ogni sforzo per rendere la bibliografia del libro il più possibile aggiornata e pertinente.

Lorimer e David, Adelaide"

 

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