Visualizzazione post con etichetta movimento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta movimento. Mostra tutti i post

lunedì 9 febbraio 2026

...parola agli esperti

 


Dalla Paura alla Fiducia: Riscoprire il Movimento quando il Corpo fa Male

C'è una frase che sento spesso sussurrare da chi convive con una patologia cronica o degenerativa: "Ho paura di muovermi perché sento il mio corpo troppo fragile" oppure "Se faccio uno sforzo oggi, ho il terrore di pagarlo caro domani". È una paura legittima, reale, che ha un nome scientifico: Chinesiofobia.

Quando il corpo è stato fonte di dolore per tanto tempo, la fiducia si spezza. Il movimento smette di essere una gioia e diventa una minaccia. Ma c'è un paradosso in tutto questo: il riposo assoluto, che sembra l'unica salvezza, alla lunga diventa il nemico. L'immobilità "arrugginisce" le articolazioni, spegne i muscoli e, ironicamente, abbassa la soglia del dolore, rendendoci ancora più sensibili.

Scrivo questo articolo per gli amici di Filo di Speranza con un obiettivo preciso: non per dirvi di "stringere i denti e andare in palestra", ma per mostrarvi come sia possibile ricucire, filo dopo filo, il rapporto di fiducia con il proprio corpo attraverso un movimento adattato, rispettoso e sicuro.

Chi sono e come intendo il movimento

Sono Kambiz Sarmadi, chinesiologo e personal trainer. A Lugano, nel mio studio KS Functional Movement, incontro spesso persone che la medicina tradizionale ha etichettato come "casi complessi". Il mio approccio non è quello del fitness che cerca la performance estetica. Per me, la chinesiologia è l'arte di trovare il "dosaggio minimo efficace". Proprio come un farmaco, il movimento va dosato. Troppo poco non ha effetto, troppo diventa tossico. La mia missione è trovare quella "pillola" di movimento perfetta per te, che ti dia beneficio senza effetti collaterali.

Il Cervello, il Dolore e la "Zona di Sicurezza"

Per superare la paura del movimento, dobbiamo capire cosa succede nel nostro sistema nervoso. Quando conviviamo con una patologia, il nostro cervello diventa iper-protettivo. Immagina che il tuo cervello abbia un sistema di allarme. In una persona sana, l'allarme suona solo se c'è un incendio (un danno reale). In chi soffre di dolore cronico, l'allarme è stato tarato per suonare anche solo se si accende un fiammifero.

La chinesiofobia nasce qui. Il cervello anticipa il dolore e ti blocca prima che tu possa farti male. Il problema è che, smettendo di muoverci, i muscoli si indeboliscono e le articolazioni diventano meno stabili, dando al cervello ancora più motivi per far suonare l'allarme. È un circolo vizioso che dobbiamo interrompere con gentilezza.

Oltre i Muscoli: L'Effetto Domino sul Benessere

Prima di parlare di esercizi, voglio ricordarti che muoversi non serve solo alle articolazioni. Quando attiviamo il corpo in modo intelligente, inneschiamo una cascata di benefici che vanno ben oltre la struttura fisica:

  • Chimica del Buonumore: Anche un'attività leggera stimola la produzione di endorfine e serotonina, i nostri antidolorifici e antidepressivi naturali.
  • Qualità del Sonno: Chi soffre di dolore cronico spesso dorme male. Un corpo che ha speso un po' di energia "buona" durante il giorno tende a scivolare in un sonno più profondo e riparatore.
  • Circolazione e Linfa: Il movimento è l'unica pompa che abbiamo per il sistema linfatico. Muoversi aiuta a drenare le tossine e a ridurre quel senso di gonfiore e pesantezza che spesso accompagna l'inattività. Il movimento, insomma, è un messaggio di vita che inviamo a ogni singola cellula.

La Strategia: Non "Esercizio", ma "Esperienza Positiva"

Come si esce dalla paura? Non con la forza, ma con la gradualità. L'approccio che utilizzo non si basa sul "bruciare calorie", ma sul rassicurare il sistema nervoso.

  1. Stabilità prima di Mobilità: Per chi ha ipermobilità (come nella sindrome di Ehlers-Danlos) o fragilità tissutale, muoversi fa paura perché ci si sente instabili, come se le articolazioni non avessero il giusto sostegno. Il primo passo è creare un "corsetto naturale" di muscoli profondi che proteggano le articolazioni. Sentirsi solidi dà sicurezza.
  2. Il Micro-Movimento: Iniziamo con movimenti così piccoli e controllati che non scatenano l'allarme del dolore.
  3. L'Esposizione Graduale: Facciamo capire al cervello: "Vedi? Hai fatto questo movimento e non è successo nulla di brutto". Ogni volta che ti muovi senza dolore, il tuo cervello aggiorna la mappa e sposta il confine della paura un po' più in là.

Caso Studio: Riconquistare la quotidianità

Vorrei raccontarvi di una persona che seguo, affetta da una sindrome che le causava dolore diffuso. La sua paura più grande era piegarsi per raccogliere oggetti da terra; temeva che la schiena si "bloccasse".

  • L'Errore: Per anni aveva evitato di piegarsi, o lo faceva in modo rigido, trattenendo il fiato (aumentando la pressione interna e il dolore).
  • La Soluzione: Non l'ho messa a sollevare pesi. Abbiamo lavorato da seduti. Le ho insegnato a muovere il bacino respirando. Poi abbiamo imparato a usare le anche per piegarci (Hip Hinge), ma appoggiandoci a un tavolo per scaricare il peso.
  • Il Risultato: Dopo qualche settimana, il suo cervello ha registrato il nuovo schema motorio come "sicuro". Oggi può raccogliere le cose da terra non perché è diventata un'atleta, ma perché ha riacquisito la competenza del movimento. La paura è svanita perché è stata sostituita dalla tecnica.

Domande Frequenti

"Ho giorni buoni e giorni pessimi. Come faccio a essere costante?" La costanza non significa fare sempre la stessa cosa, ma fare sempre qualcosa. Nei giorni buoni, possiamo osare un po' di più. Nei giorni "no", l'allenamento può essere semplicemente sdraiarsi a terra e fare esercizi di respirazione o mobilità passiva. Rispettare i cicli del corpo è parte dell'allenamento, non un fallimento.

"Il mio medico mi ha detto di non affaticarmi." È un consiglio saggio, ma va interpretato. C'è una differenza tra "fatica distruttiva" (quella che ti lascia a terra per tre giorni) e "stimolo rigenerativo". Il movimento terapeutico non deve svuotarti la batteria, deve ricaricarla leggermente. Se dopo la sessione ti senti meglio di quando hai iniziato, quello è il dosaggio giusto.

"Posso fare danni muovendomi?" Se il movimento è guidato, controllato e adattato alla tua patologia, il rischio è infinitesimale rispetto al rischio certo dell'immobilità (atrofia, rigidità, isolamento). La chiave è affidarsi a un professionista che conosca la tua patologia e non ti tratti come un cliente da fitness standard.

In conclusione: Un Filo di Movimento

Non dobbiamo scalare montagne. Per chi combatte ogni giorno con la salute, la vera vittoria è mantenere l'autonomia: potersi allacciare le scarpe, giocare con i figli o i nipoti, fare una passeggiata. Il movimento è un diritto di tutti, non solo dei sani. È il filo che tiene unita la nostra struttura e che può ridare colore alle nostre giornate.

Se hai bisogno di capire come riavvicinarti al movimento senza paura, il mio "laboratorio" è aperto. Visita ksfunctionalmovement.ch: non troverai schede pronte, ma un ascolto attento per costruire insieme il tuo percorso.

Un abbraccio (virtuale, ma forte), Kambiz Sarmadi – Chinesiologo

venerdì 12 maggio 2023

...muoversi fa bene

(immagine dal web)

L'attività fisica può alzare la soglia del dolore anche quando è cronico

Mercoledi 3 Maggio 2023 EV

I risultati di un nuovo studio offrono prove limitate che l'attività fisica è correlata con soglie di riflesso nocicettivo di flessione (NFR) più elevate e modulazione del dolore condizionato (CPM). I dati sono stati presentati all' International Association for the Study of Pain Conference di Toronto.

I risultati di un nuovo studio offrono prove limitate che l'attività fisica è correlata con soglie di riflesso nocicettivo di flessione (NFR) più elevate e modulazione del dolore condizionato (CPM). I dati sono stati presentati all’ International Association for the Study of Pain Conference di Toronto.

Lo studio ha incluso una revisione sistematica e una meta-analisi che forniscono prove aneddotiche che l'attività fisica influenza l’NFR, con atleti molto attivi che hanno soglie NFR più elevate rispetto alle persone meno attive, oltre a due studi sperimentali trasversali che hanno esaminato la relazione tra attività fisica e NFR o CPM.

"Esistono prove preliminari che uno stile di vita fisicamente attivo sia benefico per la modulazione centrale del dolore negli adulti sani, mentre uno stile di vita sedentario sembra essere dannoso per la modulazione centrale del dolore", ha affermato la ricercatrice principale Jessica Van Oosterwijck, ricercatrice post-dottorato nella Pain Research Unit presso il Dipartimento di Scienze Riabilitative, Facoltà di Medicina e Scienze della Salute dell'Università di Ghent, in Belgio.

“Questo studio ha dimostrato che non è necessaria molta attività per aiutare la modulazione centrale del dolore: l'aumento del numero di passi al giorno e un'attività moderata si traducono già in un miglioramento significativo. Questi potrebbero essere obiettivi raggiungibili per molte persone, comprese le persone che soffrono di dolore cronico.

Conteggio dei passi

Lo studio è stato stimolato dalla mancanza di ricerca sull'associazione tra attività fisica e misure sperimentali di CPM, come l'attività fisica, e dal fatto che la letteratura sulla relazione tra attività fisica e NFR è limitata e non sintetizzata.

I ricercatori hanno cercato di spiegare l'influenza di fattori fisiologici come l'età, il sesso, il ciclo mestruale e l'uso di contraccettivi orali; etnia; genetica; fattori psicologici; e l'attività fisica sull’ NFR.

I due studi trasversali, che hanno utilizzato la correlazione e le analisi di regressione lineare gerarchica controllando i fattori di confusione demografici e cardiovascolari, hanno cercato di aggiungere materiale alle prove trovate nella revisione della letteratura per una correlazione tra attività fisica e CPM.

La prima analisi trasversale ha esaminato la relazione tra attività fisica e NFR tra 54 adulti sani. L'NFR è stato suscitato dalla stimolazione elettrica transcutanea del nervo surale e dall'elettromiografia di superficie del muscolo bicipite femorale omolaterale.

L'attività fisica è stata registrata per sette giorni consecutivi ed è stata valutata utilizzando il questionario sull'attività fisica internazionale riportato dal paziente e l'accelerometria basata sul monitor.

Un numero di passi più elevato indicava un aumento della soglia NFR, definita come l'intensità dello stimolo a cui veniva suscitato un NFR. Un'attività più sedentaria indicava una diminuzione dell'NFR, dal 35,8% (p=0,014) al 35,9% (p=0,014) della varianza. Inoltre, più tempo trascorso facendo attività fisica di intensità moderata ha portato a un aumento delle soglie NFR, dal 23,0% (p=0,047) al 37,1% (p=0,002) di varianza.

I risultati hanno suggerito che quantità maggiori di conteggi di passi prevedevano soglie NFR più elevate, rappresentando il 35,2% (p=0,003) della variazione della soglia NFR. Inoltre, il CPM ha mostrato una correlazione significativa con l'attività fisica auto-riportata.

Efficacia dell'esercizio

Van Oosterwijck ha spiegato che le misure autodichiarate dell'attività fisica “hanno certamente i loro benefici; sono facili da usare e i risultati possono essere facilmente analizzati", ma ha avvertito che "sono anche soggetti a bias di richiamo, poiché potrebbero verificarsi errori quando le persone devono ricordare quanta attività - quanti giorni, ore, minuti alla settimana - svolgono e quanto intense sono state queste attività”.

La seconda analisi trasversale ha esaminato la relazione tra attività fisica e CPM in 105 adulti sani. Lo stimolo di condizionamento includeva l'immersione delle mani in acqua a una temperatura di 45,5°C, lo stimolo del test che provocava dolore alla pressione, fino alla soglia utilizzando l'algometria sul muscolo del collo, sul dito medio e sul polpaccio.

Una maggiore durata dell'attività fisica moderata è stata correlata con un aumento della grandezza del CPM, dal 3,5% (p=0,038) al 4,2% (p=0,023) della varianza.

"Dato che il disegno dello studio è trasversale e ha avuto un campione di persone sane, la conclusione degli autori che suggerisce che questo studio 'spiega l'efficacia dell'esercizio come strategia di trattamento per i pazienti con dolore cronico' è speculativa", ha detto Brendan Mouatt, dottorando e docente presso il Department of Allied Health and Human Performance, University of South Australia, ad Adelaide.

“Il lavoro precedente ha suggerito che è necessario prestare attenzione quando si estrapolano modelli sperimentali di dolore verso condizioni di dolore cronico del mondo reale. Nel complesso, il messaggio è vero che con un impegno relativamente realizzabile nell'attività fisica, sembra esserci un'associazione con il miglioramento della modulazione del dolore e dell'elaborazione della nocicezione per le persone sane".

Il Dr. Mouatt ha osservato che la ricerca futura utilizzando un progetto prospettico con la manipolazione dei livelli di attività fisica aiuterebbe a chiarire ulteriormente le relazioni tra attività fisica, nocicezione spinale e risposte di modulazione del dolore endogeno.

 

International Association for the Study of Pain Conference, in Toronto (poster PTU 205).

Leggi articolo originale: qui.