domenica 15 novembre 2020

...un vuoto culturale

  

(estratto dal film "Cake" con Jennifer Aniston)
Jennifer Aniston interpreta una donna affetta da dolore cronico.
Disperata, va in Messico per acquistare oppiacei.

Tutti i pazienti affetti da dolore cronico sanno quanto tardi arriva la diagnosi. Per non parlare di quanto spesso si viene curati (in buona fede ma in modo sbagliato) con un uso massiccio di benzodiazepine, che stordiscono ma non risolvono il problema del dolore cronico.
Bisogna fare molta attenzione. I pazienti mal-curati possono ridursi a dipendenze nocive, a tossicodipendenze. E nei casi estremi a fare capo anche al mercato illegale pur di procurarsi certe sostanze. Negli Stati Uniti è diventato un fenomeno molto allarmante.
Per chi vuole approfondire questo tema, vi rimando a questo articolo: clicca qui

Qui di seguito invece, un estratto da un libro molto interessante pubblicato nel 2015 ma tuttora attuale (analgesici oppioidi: uso, abuso ed addiction):

“(…) Il dolore cronico è pertanto poco trattato perché:
• Non c’è l’abitudine a rilevare e a misurare il dolore da parte dei medici;
• Non è considerato una priorità;
• Vi sono carenze culturali circa la sua fisiopatologia e natura;
• Vi sono carenze culturali circa il trattamento che non è solo farmacologico;
• Vi è il timore della dipendenza dagli oppiacei;
• Non vi è sufficiente formazione di medici e infermieri esperti nell’area dolore.

Da quanto emerso nel precedente paragrafo possiamo affermare che per affrontare il dolore sarà necessario sapere quale meccanismo patogenetico determina il quadro doloroso, alfine di poterlo contrastare con la prescrizione di una terapia appropriata. (…)

Inoltre per trattare appropriatamente  il dolore cronico sarà necessario attivare più trattamenti che  spesso potrebbero e dovrebbero coesistere. Alla luce delle caratteristiche del dolore e della possibile coesistenza di differenti meccanismi che ne sostengono e ne perpetrano la sussistenza, la combinazione di più terapie mirate può risultare essere più efficace e meno rischiosa per il paziente, evitando l’uso di analgesici in mono-terapia a dosi elevate. Questo approccio potrebbe evitare in un prossimo futuro quello che sta succedendo in USA dove la terapia cronica con oppiacei sta portando ad un crescente allarme, anche a carattere sociale e quindi non solo medico-sanitario.(…)”

Leggi il libro intero: Analgesici, oppioidi, uso abuso ed addiction

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