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“Dolore cronico: una nuova terapia genica potrebbe ridurlo senza rischio di dipendenza
Uno studio preclinico ha individuato una nuova terapia genica in grado di agire sui centri del dolore nel cervello eliminando al tempo stesso il rischio di dipendenza legato ai trattamenti con farmaci narcotici
09 Gennaio 2026
Vivere con il dolore cronico può essere come avere una radio sempre accesa, con il volume bloccato al massimo. Un rumore costante che non si abbassa mai, qualunque cosa si faccia. È una condizione che stravolge la quotidianità, il lavoro, le relazioni, e che riguarda oltre 10,5 milioni di persone di cui il 60% donne. Proprio da questa esperienza diffusa e spesso invisibile nasce una scoperta che potrebbe aprire nuove prospettive.
Ridurre il dolore e il rischio di dipendenza
Tornando alla metafora del volume della radio, i farmaci oppioidi, come la morfina, funzionano abbassando quel volume, ma agiscono anche su altre aree del cervello, con il rischio di effetti collaterali pericolosi o di dipendenza. La nuova potenziale terapia genica, secondo i ricercatori, funziona invece come una manopola che abbassa solo la ‘stazione’ del dolore, lasciando tutto il resto invariato. Lo studio, condotto da team della Perelman School of Medicine e della School of Nursing dell’Università della Pennsylvania, in collaborazione con ricercatori della Carnegie Mellon University e della Stanford University, è stato pubblicato su Nature.
“L’obiettivo era ridurre il dolore limitando o eliminando il rischio di dipendenza e di effetti collaterali pericolosi”, ha spiegato Gregory Corder, co-autore senior dello studio e professore associato di Psichiatria e Neuroscienze all’Università della Pennsylvania. “Colpendo in modo mirato i circuiti cerebrali su cui agisce la morfina, riteniamo che questo rappresenti un primo passo verso nuove forme di sollievo per le persone la cui vita è stravolta dal dolore cronico”.
Un modello basato sull’Intelligenza Artificiale
La morfina è un narcotico derivato dall’oppio con un alto potenziale di abuso, perché i pazienti possono sviluppare tolleranza, rendendo necessarie dosi sempre più elevate per ottenere lo stesso effetto antidolorifico. Attraverso l’imaging delle cellule cerebrali che tracciano il dolore, i ricercatori hanno ottenuto nuove informazioni su come la morfina allevia la sofferenza. Sulla base di questi dati, hanno sviluppato una piattaforma comportamentale su modello murino guidata dall’intelligenza artificiale, in grado di monitorare i comportamenti naturali, fornire una misura dei livelli di dolore e valutare la quantità di trattamento necessaria per alleviarlo.
L’interruttore che spegne il dolore
Questa ‘mappa’ ha permesso al team di progettare una terapia genica mirata che riproduce gli effetti benefici della morfina evitando quelli che causano dipendenza, fornendo una sorta di ‘interruttore di spegnimento’ specifico per il dolore percepito nel cervello. Quando attivato, questo interruttore garantisce un sollievo duraturo dal dolore senza alterare la sensibilità normale né attivare i circuiti cerebrali della ricompensa, responsabili della dipendenza. “Per quanto ne sappiamo, si tratta della prima terapia genica al mondo mirata al sistema nervoso centrale per il trattamento del dolore e di un vero e proprio modello di riferimento per farmaci antidolorifici non dipendenti e specifici per singoli circuiti cerebrali”, ha aggiunto Corder.
Alleviare una crisi senza alimentarne un’altra
I risultati rappresentano il culmine di oltre sei anni di ricerche, sostenute da un New Innovator Award dei National Institutes of Health, che ha permesso a Corder e ai suoi collaboratori di studiare i meccanismi del dolore cronico. Nel 2019, circa 600.000 decessi sono stati attribuiti all’uso di droghe, e l’80% di questi era legato agli oppioidi. Quasi la metà dei cittadini di Philadelphia che hanno risposto a un sondaggio nel 2025 ha dichiarato di conoscere qualcuno affetto da disturbo da uso di oppioidi; un terzo conosceva una persona morta per overdose.
Il dolore cronico in Italia
Oggi 9 malattie croniche su 10 sono accomunate dalla presenza di dolore cronico e dal suo enorme costo sociale, che in Italia è pari a circa 62 miliardi di euro l’anno (dati Censis). Un recente studio ha dimostrato che la presa in carico del paziente da parte dello specialista in terapia del dolore, rispetto ad altri percorsi specialistici, determina un risparmio di circa il 20% della spesa complessiva – pari a 3.000 euro per paziente all’anno – con una riduzione di circa il 50% dei ricoveri per intervento.”
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